Covid e temperature, cosa sappiamo ad oggi

Data di creazione: 2020-05-13 Visite: 707

La pandemia da COVID-19 non sta facendo sconti in nessuna area del globo ben definita e i dati parlano di contagi anche in Paesi che oggi sono nel pieno dell'estate. In ogni modo, secondo gli scienziati, nelle aree dove è ancora inverno, la trasmissione ha ritmi più veloci.

La ricerca dell’università di Milano

Secondo alcuni studi effettuati dai ricercatori dell’Università di Milano, sembra che l'epidemia cresca più rapidamente a temperature medie di circa 5°C e umidità medio-bassa, mentre è meno efficiente in aree geografiche con un clima più caldo e umido.

Per giungere a tali conclusioni, gli studiosi hanno analizzato un database globale di casi giornalieri confermati di Covid-19, della Johns Hopkins University, ottenendo il tasso di crescita giornaliero dei casi di Covid-19 per oltre 100 nazioni.

Il tasso di crescita, calcolato durante i primi giorni di una epidemia, dà una indicazione di quanto rapidamente si stia diffondendo il virus nella popolazione colpita, prima ancora che entrino in vigore misure contenitive.

Gli studiosi hanno quindi messo in relazione il tasso di crescita dei casi di Covid-19 con la temperatura e l'umidità medie dei mesi dell'epidemia: il risultato ha portato i ricercatori ad asserire che la variazione del tasso di crescita di Covid-19 tra nazioni è probabilmente associata a temperatura e umidità.

La ricerca del Massachusetts Institute of Technology (MIT)

Negli USA, negli Stati del sud come Florida, Arizona e Texas si sta osservando una diffusione di COVID-19 più lenta rispetto agli Stati del nord di Washington, New York e Colorado.

Secondo la ricerca del MIT, il 90% dei contagi di COVID-19 avrebbe avuto luogo in un intervallo specifico di temperatura compreso tra i 3 e i 17 °C, e a percentuali di umidità comprese tra i 4 e i 9 g/metro cubo.

Le aree geografiche che tra gennaio e marzo hanno avuto temperature medie superiori ai 18 °C contano oggi, complessivamente, meno del 6% dei casi totali.

Conclusioni

In sostanza, sembra che in climi molto caldi e umidi, tipici di alcune zone tropicali, l'epidemia si diffonda più lentamente, anche se nessuna area popolata del mondo sembra essere completamente immune alla diffusione della patologia.

Secondo queste ricerche, quindi, le condizioni meteorologiche e climatiche giocano un ruolo molto importante nel modificare l'andamento delle epidemie, ed è verosimile che i fattori climatici possano modificare anche la progressione della pandemia di Covid-19, ma è giusto continuare a mantenere le dovute distanze.

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