Intolleranze alimentari, non prenderle sotto gamba

Data di creazione: 2020-01-13 Visite: 830

L’intolleranza alimentare è un disturbo legato alle reazioni dell’organismo in avversione a determinati alimenti. Si parla di intolleranza alimentare, piuttosto che di allergia, quando la reazione non è provocata dal sistema immunitario.

Esistono diverse tipologie di intolleranze alimentari. L’intolleranza enzimatica più frequente è quella al lattosio, una sostanza contenuta nel latte; la forma più comune di intolleranza al grano è la celiachia; un altro esempio di intolleranza dovuta alla carenza di un enzima è il favismo.

Le intolleranze possono manifestarsi anche per la presenza in alcuni cibi di sostanze ad attività farmacologica o che vengono prodotte dall'intestino a partire dagli stessi. Spesso sono coinvolti anche gli additivi alimentari, come gli esaltatori di sapidità, dolcificanti, conservanti ecc.

A differenza delle allergie, i sintomi non si manifestano violentemente subito dopo l'ingestione degli alimenti, ma possono insorgere col tempo.

In generale è importante sapere che qualsiasi alimento, consumato spesso e in dosi massicce, può risultare avverso, soprattutto dopo un periodo di stress o una malattia, situazioni che affaticano sia l’intestino che le difese immunitarie.

La sintomatologia associata alle intolleranze alimentari è piuttosto variabile: generalmente si riscontrano sintomi prettamente intestinali (dolori addominali, diarrea, vomito, perdita di sangue con le feci), raramente vengono colpiti altri organi.

La diagnosi di intolleranza alimentare è possibile solo dopo aver indagato ed escluso un’allergia alimentare. Tramite una dieta ad esclusione occorre provare a eliminare l’alimento sospetto per qualche settimana e poi reintrodurlo con prudenza. Se durante il periodo in cui non si assume l’alimento i sintomi scompaiono e ricompaiono nuovamente dopo la reintroduzione, si è intolleranti a quel determinato cibo.

Il trattamento per le intolleranze alimentari consiste nell’eliminare per qualche mese, sotto controllo medico, i cibi responsabili del disturbo, sostituendoli con altri capaci di soddisfare le esigenze nutrizionali dell'organismo. Dopo il periodo di astinenza, si può provare a reintrodurre gradualmente questi alimenti nella dieta.

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