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Rimedi per la perdita di memoria negli anziani: integratori e supporti nutrizionali
Pubblicato il: 22 giugno

Rimedi per la perdita di memoria negli anziani: integratori e supporti nutrizionali

I rimedi più efficaci per la perdita di memoria negli anziani nascono da un approccio completo, capace di unire stimolazione cognitiva, attività fisica regolare e un’alimentazione adeguata. Prima di parlare di strategie e supporti, però, è importante ricordare che la perdita di memoria può avere cause diverse: in alcuni casi è legata al normale processo di invecchiamento, mentre in altri può rappresentare un segnale da approfondire con il medico. 

Per questo è fondamentale osservare i sintomi, distinguere le piccole dimenticanze quotidiane dai segnali più significativi e intervenire con strategie mirate. In presenza di specifiche condizioni cliniche, il professionista sanitario può inoltre valutare il ricorso a supporti nutrizionali, come gli alimenti a fini medici speciali, formulati per la gestione dietetica di particolari fabbisogni legati al declino cognitivo iniziale

In questa guida vediamo quando preoccuparsi per la perdita di memoria negli anziani, quali possono essere le cause più comuni e quali rimedi quotidiani possono contribuire al benessere cognitivo. Approfondiremo inoltre il ruolo dei supporti nutrizionali specifici e perché Souvenaid di Nutricia può rappresentare un valido alleato, quando indicato dal medico o dal professionista sanitario. 

Perdita di memoria negli anziani: quando preoccuparsi?

La perdita di memoria negli anziani non deve sempre essere vissuta come un motivo di allarme. Di fronte a piccole dimenticanze quotidiane, è fondamentale infatti saper distinguere tra i cambiamenti fisiologici, strettamente correlati all’invecchiamento, e l’esordio di possibili malattie neurodegenerative

Esistono tuttavia dei segnali che travalicano le semplici distrazioni e che meritano attenzione: 

  • disorientamento spazio-temporale, ad esempio smarrire la strada su percorsi abituali; 

  • difficoltà a gestire compiti quotidiani, come piccoli conti domestici o seguire una ricetta; 

  • tendenza a ripetere le stesse domande o a riporre oggetti in luoghi insoliti

  • cambiamenti improvvisi nel tono dell'umore o nel carattere

Inoltre, è fondamentale non sottovalutare mai il quadro clinico generale: in presenza di ipertensione arteriosa, diabete mellito, problemi cardiovascolari o depressione, il consulto di un neurologo diventa prioritario. 

Di solito, l'iter diagnostico prevede una valutazione neuropsicologica tramite test standardizzati per misurare le capacità mnemoniche e di linguaggio; a questi si aggiungono, se necessari, esami strumentali come la risonanza magnetica e la PET oppure l’analisi di specifici marcatori attraverso lo studio del liquido cerebrospinale. 

Sulla base degli esiti di tali accertamenti, il medico potrà definire la strategia terapeutica e valutare quali sono i nuovi farmaci per la memoria indicati per il supporto delle funzioni cognitive. Questo intervento, mirato alla gestione dei sintomi, va tuttavia integrato con approcci non farmacologici, quali il supporto psicosociale e programmi di stimolazione cognitiva, e l'eventuale ricorso ad alimenti a fini medici speciali formulati per sostenere le connessioni sinaptiche e contrastare il declino cognitivo iniziale. 

Cause comuni e fattori di rischio della perdita di memoria in età avanzata

Determinare le cause della perdita di memoria negli anziani e i relativi fattori di rischio è fondamentale per distinguere tra patologie neurodegenerative, come l’Alzheimer o la demenza vascolare, e quadri clinici reversibili

Tale declino può infatti essere correlato alle seguenti condizioni. 

  • Squilibri endocrini e nutrizionali: ipotiroidismo o ipertiroidismo, carenze di vitamina B12, tiamina e acido folico. 

  • Quadri neurologici: idrocefalo normoteso, ematoma subdurale, vasculite cerebrale o neoplasie. 

  • Fattori psicologici e sistemici: depressione, stati di delirio da anomalie metaboliche, infezioni croniche o risposte autoimmuni. 

  • Stile di vita e deficit sensoriali: disturbi del sonno, isolamento sociale, compromissione di vista e udito o abuso prolungato di alcol. 

  • Trattamenti farmacologici: effetti indesiderati o tossicità derivante dall'assunzione di determinati farmaci. 

Accanto a queste cause, intervengono fattori di rischio che possono accelerare il deterioramento. Se l'aumento dell'età (over 65) e la predisposizione genetica rappresentano variabili non modificabili, è possibile agire tempestivamente su ipertensione, sedentarietà, stress cronico e scarsa stimolazione cognitiva per mitigare l'avanzamento del disturbo. 

Cosa fare quando un anziano perde la memoria: strategie pratiche quotidiane

La risposta pratica alle difficoltà mnemoniche e ai relativi fattori di rischio parte innanzitutto dall’adeguamento del contesto di vita.  

Quando un anziano comincia a perdere la memoria, la prima cosa da fare è, dunque, supportarlo emotivamente e semplificare la sua routine.  

Ecco alcune strategie operative per migliorare l'organizzazione quotidiana. 

  • Ambiente strutturato: mantenere la casa in ordine e posizionare gli oggetti d'uso quotidiano sempre nello stesso posto per facilitarne il ritrovamento. 

  • Routine fissa: programmare le attività (pasti, igiene, passeggiate) agli stessi orari per infondere sicurezza e limitare il disorientamento. 

  • Ausili visivi ed etichette: applicare cartelli con scritte chiare su armadi e cassetti. Utilizzare calendari grandi e orologi con display ben visibili. 

  • Comunicazione semplificata: parlare lentamente con frasi brevi e dirette, mantenendo il contatto visivo e una gestualità rassicurante. 

  • Gestione dei ricordi: evitare di contraddire l'anziano se confonde eventi o persone, assecondando il suo stato d'animo per non generare frustrazione o senso di inadeguatezza. 

Esercizi per la memoria negli anziani

L'organizzazione dell'ambiente si affianca a esercizi specifici per la memoria degli anziani quali, per esempio, la stimolazione cognitiva e l'attività motoria mirata. Per mantenere l’efficienza cerebrale è, infatti, necessario sollecitare ogni giorno diverse aree attraverso compiti differenziati. 

La stimolazione cognitiva comprende diverse attività quotidiane. 

  • Lettura costante: consultare quotidiani, riviste o libri per mantenere attivo il linguaggio e la capacità di comprensione. 

  • Socializzazione e gioco: partecipare a giochi da tavolo o attività ricreative studiate per la terza età. 

  • Cruciverba: sollecitano la memoria semantica attraverso l’associazione di parole a concetti, persone o eventi. 

  • Sudoku: indicato per allenare il pensiero strategico e potenziare la memoria visiva. 

Parallelamente alla stimolazione intellettiva, la ricerca scientifica sottolinea l'importanza dell'attività fisica per contrastare il declino delle funzioni mnemoniche. 

  • Esercizi aerobici: migliorano l'irrorazione sanguigna e l'ossigenazione dei neuroni. Negli anziani, ciò è vitale per contrastare la perdita di memoria a breve termine, poiché potenzia l'ippocampo, l’area del cervello responsabile dell'apprendimento e del consolidamento dei nuovi ricordi. Oltre ai benefici cognitivi, l'attività aerobica agisce positivamente sullo stato psicologico, riducendo l'ansia e l'apatia. 

  • Esercizi di equilibrio: allenano il corpo a gestire le posture quotidiane e riducono il rischio di cadute. Per chi soffre di deficit cognitivi, una caduta può rappresentare un trauma capace di accelerare il deterioramento mentale. 

  • Esercizi di forza e resistenza: rinforzare la muscolatura riduce il carico cognitivo necessario per i gesti della vita quotidiana. Liberando il cervello dallo sforzo costante del controllo motorio, si recuperano risorse preziose da dedicare all'attenzione e alla memoria. 

Alimentazione e dieta contro il declino cognitivo

L'efficacia dell'allenamento fisico e mentale richiede un supporto biochimico nutrizionale costante. I dati su oltre duemila ultrasessantenni confermano infatti come le abitudini a tavola influenzino direttamente la velocità del deterioramento mentale e la plasticità neuronale, parametri determinanti per definire strategie efficaci su come contrastare la perdita di memoria negli anziani. 

Mentre l’assunzione frequente di carni rosse, zuccheri raffinati e alcolici accelera la riduzione delle funzionalità mentali, l'adozione di una dieta contro il declino cognitivo basata su nutrienti specifici attenua i processi ossidativi e sostiene l'integrità cerebrale. 

  • Pesce azzurro: fonte di Omega-3, essenziali per la comunicazione tra sinapsi. 

  • Verdura a foglia verde e frutti di bosco: apportano antiossidanti contro lo stress ossidativo e l'invecchiamento dei tessuti. 

  • Frutta secca: fornisce acidi grassi benefici a supporto dei processi di memorizzazione. 

  • Olio extravergine d'oliva: è ricco di grassi monoinsaturi fondamentali per la salute vascolare cerebrale. 

  • Cereali integrali e legumi: garantiscono un rilascio graduale di glucosio, stabilizzando l'energia necessaria alle funzioni cognitive. 

Quando l’alimentazione non è sufficiente a colmare il fabbisogno biochimico cerebrale, diventa prioritario individuare qual è il miglior integratore per la memoria per gli anziani o, più correttamente, la soluzione nutrizionale più avanzata. In presenza di declino cognitivo iniziale, si può ricorrere agli Alimenti a Fini Medici Speciali, prodotti formulati per la gestione dietetica di pazienti con patologie, disturbi o condizioni mediche specifiche che causano particolari fabbisogni nutrizionali. 

Integratori per la perdita di memoria e i supporti nutrizionali Souvenaid

A questa esigenza clinica rispondono Souvenaid Vaniglia, Souvenaid Fragola e Souvenaid Caffè, alimenti a fini medici speciali (AFMS) formulati specificamente per salvaguardare a lungo la memoria, custodire la capacità di svolgere le attività quotidiane e preservare le abilità cognitive nel tempo. 

Grazie alla combinazione brevettata di nutrienti Fortasyn Connect, che include acidi grassi Omega-3, fosfolipidi, colina, uridina monofosfato, vitamine B6, B9, B12, C, E e selenio, questo supporto agisce direttamente sulla salute delle sinapsi cerebrali, intervenendo laddove la dieta non è più sufficiente a coprire il fabbisogno nutritivo. 

La sua efficacia non sostituisce, ma integra le buone abitudini quotidiane. Se infatti resta prioritario l'impegno nel prevenire l’Alzheimer con uno stile di vita attivo e una nutrizione bilanciata, nei casi di declino cognitivo iniziale e Alzheimer lieve i dati confermano la necessità di un apporto biochimico superiore.  

Studi clinici, validati scientificamente, dimostrano proprio che l'integrazione mirata di Souvenaid garantisce benefici tangibili. 

  • In soggetti con declino cognitivo: l’assunzione costante per 24 mesi determina un miglioramento delle performance cognitive e funzionali, oltre che della memoria episodica. 

  • In soggetti con malattia di Alzheimer lieve: i dati mostrano un miglioramento delle prestazioni della memoria verbale dopo 12 settimane di trattamento e della memoria globale dopo 24 e 48 settimane. 

Privo di glutine e lattosio, il prodotto è pronto all’uso. Per assaporarne al meglio il gusto, si consiglia l’assunzione di una bottiglia da 125 ml una volta al giorno, preferibilmente fredda e dopo averla agitata bene.