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Cosa dare ai bambini per il reflusso gastroesofageo?
Pubblicato il: 27 ottobre

Cosa dare ai bambini per il reflusso gastroesofageo?

Il reflusso gastroesofageo è una delle condizioni più comuni nei primi mesi di vita: riguarda una percentuale molto alta di lattanti sani e, nella maggior parte dei casi, si risolve da solo con la crescita.

Riconoscere i sintomi del reflusso nei più piccoli

Nel lattante, il reflusso gastrico si manifesta soprattutto con rigurgiti frequenti dopo le poppate, spesso senza alcun fastidio apparente per il bambino. Possono palesarsi difficoltà ad alimentarsi, pianto o irrequietezza e, in rari casi, inarcamento della schiena durante o dopo la poppata.

Nei bambini più grandi, invece, i sintomi del reflusso possono assomigliare a quelli dell'adulto:

  • bruciore retrosternale o sensazione di acidità;
  • dolore epigastrico, soprattutto dopo i pasti;
  • tosse persistente o raucedine, legate alla risalita di materiale gastrico verso la gola.

Quando questi segnali sono isolati e non compromettono la crescita, generalmente non indicano una condizione da trattare in modo specifico.

Le cause del reflusso gastroesofageo nei bambini

Il meccanismo di base è lo stesso che riguarda gli adulti: lo sfintere esofageo inferiore, un muscolo ad anello che separa stomaco ed esofago, in alcuni momenti si rilassa più del necessario e lascia risalire il contenuto gastrico. Nei neonati questa struttura è ancora immatura, per cui gli episodi di rigurgito sono fisiologici nei primi mesi.

Tra i fattori che possono favorire o corroborare le cause del reflusso gastroesofageo troviamo:

  • l'immaturità del sistema digestivo nei primi mesi di vita;
  • pasti troppo abbondanti o ravvicinati rispetto alla capacità gastrica del bambino;
  • la posizione orizzontale prolungata;
  • sovrappeso od obesità nei bambini più grandi;
  • in casi meno frequenti, un'allergia alle proteine del latte vaccino, che può mimare i sintomi del reflusso.

Reflusso fisiologico o malattia da reflusso: la differenza che conta

Non tutti i rigurgiti sono uguali, e distinguere le due situazioni evita sia inutili preoccupazioni sia ritardi in caso di reale necessità.

Il reflusso fisiologico è frequente, non doloroso e non interferisce con la crescita del bambino: in questi casi le linee guida pediatriche sono chiare nel non raccomandare terapie farmacologiche.

Si parla invece di malattia da reflusso gastroesofageo quando compaiono complicanze come esofagite, difficoltà di alimentazione persistenti, scarso aumento di peso o episodi respiratori ricorrenti. Questa distinzione è quella su cui il pediatra basa l'eventuale indicazione a esami o trattamenti specifici.

Quali cibi evitare per contenere gli episodi di reflusso

L'alimentazione ha un ruolo diretto nella frequenza e nell'intensità del reflusso, sia nei lattanti che nei bambini che consumano già pasti solidi. Oltre ai pasti eccessivamente abbondanti o consumati troppo vicino all'orario del sonno, è bene sapere quali cibi evitare e conoscere quelli che tendono a favorire la risalita del contenuto gastrico, si trovano:

  • cibi fritti e particolarmente grassi, che allungano i tempi di svuotamento dello stomaco;
  • cioccolato;
  • alimenti speziati;
  • agrumi, pomodori e derivati, per l'elevata acidità;
  • bevande gassate o contenenti caffeina.

Per i lattanti allattati al seno, può valere la pena osservare se alcuni alimenti assunti dalla madre coincidono con un peggioramento dei sintomi, parlandone comunque con il pediatra prima di modificare la dieta.

Consigli utili per gestire il reflusso in casa

Al di là dell'alimentazione, ci sono 5 consigli utili che aiutano a ridurre la frequenza del reflusso senza bisogno di farmaci:

  • mantenere il bambino in posizione verticale per circa 20-30 minuti dopo ogni pasto, evitando però il seggiolino, che aumenta la pressione sullo stomaco;
  • proporre pasti più piccoli e frequenti, invece di quantità abbondanti in poche somministrazioni;
  • far fare il ruttino regolarmente durante la poppata, per eliminare l'aria ingerita;
  • far trascorrere almeno due o tre ore tra l'ultimo pasto e il momento di coricarsi, nei bambini più grandi;
  • per il sonno, mantenere sempre la posizione supina nei lattanti: resta quella più sicura, anche in presenza di reflusso.

Questi accorgimenti rappresentano la prima linea di intervento raccomandata dalle società pediatriche, prima di considerare qualsiasi trattamento farmacologico.

Quando è il momento di parlare con il pediatra

Alcuni segnali meritano una valutazione medica tempestiva, ovvero:

  • vomito a getto;
  • presenza di sangue o bile nel vomito;
  • difficoltà respiratorie;
  • scarsa crescita o rifiuto persistente del cibo.

In questi casi il pediatra potrà stabilire se sono necessari approfondimenti o un trattamento specifico, che può includere formule addensate, alginati o, in situazioni selezionate, farmaci come gli inibitori di pompa protonica. Questi ultimi agiscono riducendo la produzione di acido gastrico, ma nei bambini vengono prescritti solo dopo una valutazione clinica puntuale, per tempi definiti e con monitoraggio della risposta.

Evitare l'automedicazione, soprattutto nei primi anni di vita, resta la regola più importante.

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